Pubblicato il Maggio 17, 2024

La vera sfida del turismo in Italia non è solo evitare la folla, ma trasformare la propria visita da un peso a un investimento per la conservazione dei siti UNESCO.

  • Scegliere alloggi che reinvestono localmente, come dimostra il modello Fairbnb, anziché piattaforme che favoriscono la speculazione.
  • Privilegiare esperienze che supportano la cultura autentica, come le cene in casa con Le Cesarine o i viaggi sui treni storici.
  • Diventare una “sentinella del patrimonio”, adottando comportamenti rispettosi e segnalando attivamente i danni.

Raccomandazione: Pianificare il prossimo viaggio non solo in base a cosa vedere, ma a come il proprio budget può sostenere attivamente l’autenticità strutturale e la bellezza del luogo.

L’immagine dell’Italia nel mondo è un sogno fatto di calli veneziane, scogliere a picco sul mare e colline punteggiate di borghi antichi. La realtà, per chi visita luoghi iconici come Venezia o le Cinque Terre, è spesso un incubo di folle soffocanti, prezzi esorbitanti e un senso di colpa per contribuire a un sistema insostenibile. L’overtourism non è solo un fastidio per il viaggiatore, ma una minaccia esistenziale per l’integrità stessa del patrimonio culturale e sociale italiano.

I consigli convenzionali — viaggiare fuori stagione, evitare le attrazioni principali — sono un punto di partenza, ma non affrontano la radice del problema. Si limitano a spostare la pressione, non a ridurla. Questi approcci trattano il turista come un consumatore passivo, il cui unico ruolo è consumare il “prodotto” turistico. E se la vera soluzione fosse un cambio di paradigma? Se la chiave non fosse semplicemente evitare i luoghi affollati, ma trasformare ogni viaggiatore in un “investitore custode”?

Questo non è un elenco di luoghi segreti, ma una guida strategica per ripensare il proprio ruolo. L’idea di fondo è che ogni euro speso è un voto: può finanziare la manutenzione di un affresco, sostenere un artigiano locale o, al contrario, gonfiare una bolla immobiliare che espelle i residenti. Esploreremo come le tue scelte — dalla prenotazione di un ingresso a numero chiuso alla decisione su dove cenare — diventano atti economici che possono avere un impatto rigenerativo. L’obiettivo è passare da turisti che “prendono” a viaggiatori che “preservano”, garantendo che la bellezza dell’Italia possa essere vissuta, e non solo consumata, dalle generazioni future.

Questo articolo è strutturato per fornirti strumenti pratici e consapevolezza. Analizzeremo insieme i meccanismi che regolano i flussi turistici, le alternative per esperienze autentiche e le strategie per fare scelte informate che proteggano il patrimonio che amiamo.

Perché prenotare l’ingresso a numero chiuso aiuta la conservazione del patrimonio?

L’idea di pagare un biglietto solo per entrare in una città come Venezia può sembrare una tassa ingiusta, ma è uno degli strumenti più efficaci per trasformare un flusso turistico distruttivo in una risorsa per la conservazione. Il problema non è il turismo in sé, ma la sua concentrazione estrema. Quando si raggiunge una densità di 370 visitatori all’anno per ogni residente del centro storico, l’infrastruttura fisica e sociale collassa. Ponti, calli e monumenti subiscono un’usura accelerata che i normali budget di manutenzione non possono sostenere.

Il contributo di accesso e i sistemi di prenotazione a numero chiuso non servono a “chiudere” la città, ma a gestire la pressione in modo intelligente. Primo, generano entrate dirette che possono essere vincolate alla manutenzione straordinaria: pulizia dei canali, restauro delle rive e consolidamento degli edifici storici. Invece di essere un costo passivo per la comunità, il turista diventa un finanziatore attivo della sua tutela. Secondo, la prenotazione obbligatoria tramite QR code permette di monitorare e prevedere i flussi, distribuendo i visitatori su un numero maggiore di giorni e incentivando la visita in periodi di minore affluenza.

Questo modello trasforma la visita da un atto di consumo a un patto di corresponsabilità. Il viaggiatore non acquista solo un accesso, ma contribuisce consapevolmente alla sopravvivenza del luogo che ammira.

Studio di caso: Il modello #Detourism di Venezia

#Detourism è la campagna del Comune di Venezia che incarna perfettamente questo approccio proattivo. Invece di subire passivamente l’overtourism, il progetto propone attivamente oltre 40 itinerari alternativi per decongestionare i punti nevralgici come San Marco e Rialto. Questi percorsi guidano i visitatori alla scoperta delle isole meno conosciute della laguna, dei borghi storici di terraferma e delle aree naturali circostanti. In questo modo, il progetto promuove un turismo lento e diffuso che genera risorse economiche per la conservazione di un’area più vasta, riducendo al contempo la pressione fisica sui monumenti più fragili e famosi.

Adottare questo sistema significa investire direttamente nell’economia del patrimonio, assicurando che la bellezza di questi luoghi unici possa essere preservata per il futuro. La prossima volta che prenoti un ingresso, non considerarlo un costo, ma il tuo contributo da investitore custode.

Come accedere ai Musei Vaticani o agli Uffizi all’alba prima dell’apertura al pubblico?

L’immagine della Cappella Sistina o della Nascita di Venere del Botticelli è spesso associata a una folla impenetrabile che rende impossibile una vera contemplazione. Tuttavia, esistono strategie efficaci per aggirare le masse e godere di un’esperienza quasi privata, trasformando la visita da una maratona stressante a un momento di profonda connessione con l’arte. Il segreto è abbandonare l’approccio del turista “standard” e cercare canali di accesso alternativi, spesso pensati proprio per un pubblico più consapevole.

Molti dei principali musei italiani offrono programmi “Amici del Museo” o membership annuali. Sebbene comportino un costo iniziale, queste tessere garantiscono spesso accessi esclusivi, come aperture anticipate, ingressi serali riservati o visite a porte chiuse. Un’altra opzione, spesso trascurata, è quella di prenotare visite specialistiche tematiche direttamente dai siti ufficiali dei musei. Questi tour per piccoli gruppi, guidati da curatori o esperti, non solo evitano la folla, ma offrono un livello di approfondimento irraggiungibile con una semplice audioguida.

Esplorare musei “secondari” ma di altissimo livello, come la Galleria Doria Pamphilj a Roma o il Museo del Bargello a Firenze, offre capolavori assoluti in un’atmosfera molto più intima. Infine, tenere d’occhio le aperture serali speciali, soprattutto durante l’estate, può regalare la magia di passeggiare tra le statue e i dipinti con una luce diversa e una quiete impensabile durante il giorno.

Il professore Francesco Vallerani di Ca’ Foscari evidenzia un’alternativa innovativa per Venezia, che può essere un modello per altre città d’arte:

Il progetto YouInherit ha creato percorsi digitali premiati a livello europeo che permettono di esplorare il tessuto genuino della tradizione veneziana con testimonianze dirette di artigiani e campioni di voga, offrendo un’alternativa autentica al turismo di massa nei musei tradizionali.

– Professor Francesco Vallerani, Università Ca’ Foscari

Queste strategie non richiedono privilegi speciali, ma solo una pianificazione più attenta. Scegliere un’esperienza di visita più intima e approfondita è un’altra forma di turismo rigenerativo: si riduce la pressione sui musei negli orari di punta e si investe in un modello di fruizione culturale più sostenibile e gratificante.

Matera o i Trulli: quale sito offre un’esperienza più autentica in alta stagione?

La domanda non è quale dei due siti UNESCO sia intrinsecamente “migliore”, ma come trovare un’esperienza di autenticità strutturale in entrambi, anche quando la pressione turistica è al suo apice. L’autenticità non risiede solo nella pietra antica, ma nella vitalità della comunità locale, nella sopravvivenza dell’artigianato e nella possibilità di interagire con un tessuto sociale vivo, non con una scenografia per turisti. Sia a Matera che ad Alberobello, la chiave è fare scelte consapevoli, soprattutto per quanto riguarda l’alloggio.

Il modello dell’albergo diffuso, presente in molti borghi italiani e anche a Matera, è un primo passo verso un turismo più integrato. Invece di costruire un nuovo edificio, si recuperano e si mettono in rete case e stanze sparse nel centro storico, preservando l’architettura originale e distribuendo i benefici economici. Questo contrasta con i grandi hotel che spesso creano enclave isolate dal contesto locale. Scegliere un albergo diffuso o un B&B gestito da residenti significa contribuire direttamente all’economia di chi vive e mantiene il borgo tutto l’anno.

Vista panoramica di un borgo italiano con case tradizionali che compongono un albergo diffuso

La scelta della piattaforma di prenotazione è altrettanto cruciale. Mentre i modelli globali possono contribuire alla gentrificazione e allo spopolamento, esistono alternative rigenerative. Il confronto tra piattaforme come Fairbnb.coop, nata proprio a Venezia, e i modelli più tradizionali è illuminante. La scelta non è più solo una questione di prezzo, ma di impatto sociale.

Questo tavolo comparativo mostra come una semplice prenotazione possa sostenere un’economia locale o, al contrario, favorire un modello estrattivo.

Confronto tra modelli di turismo sostenibile: Fairbnb vs Airbnb
Caratteristica Fairbnb.coop Airbnb tradizionale
Host ammessi Solo residenti con max 1 seconda casa Multi-host senza limiti
Impatto sociale Supporta progetti di sostenibilità locale Nessun reinvestimento diretto
Modello Turismo rigenerativo Economia di piattaforma
Origine Nato a Venezia per Venezia Modello globale

L’esperienza più autentica, quindi, non si trova in un luogo specifico, ma in un approccio. Si trova scegliendo di dormire in una struttura che finanzia la comunità, mangiando in un’osteria frequentata da gente del posto e acquistando da un artigiano che porta avanti una tradizione secolare. Questo è il modo per essere ospiti, non solo clienti.

L’errore di toccare affreschi o pietre antiche che accelera il degrado di secoli

Un gesto apparentemente innocuo, come appoggiare una mano su un affresco del Trecento o toccare la colonna di un tempio greco per “sentire la storia”, è uno degli atti più dannosi che un visitatore possa compiere. La nostra pelle, anche se pulita, è ricoperta di oli, acidi e sali che sono corrosivi per i pigmenti antichi e le pietre porose. Moltiplicato per migliaia di visitatori al giorno, questo contatto fisico causa un degrado irreversibile che nessun restauro potrà mai cancellare completamente. È l’equivalente di migliaia di micro-atti vandalici quotidiani.

Il problema è la percezione. Non vediamo il danno immediato e quindi sottovalutiamo l’impatto cumulativo. Pensiamo che il nostro singolo tocco sia insignificante, ignorando che altre centinaia di persone hanno avuto lo stesso pensiero prima di noi. Questo comportamento deriva da un desiderio comprensibile di connessione, ma esistono modi molto più rispettosi e profondi per entrare in contatto con il passato. La vera connessione non è tattile, ma intellettuale ed emotiva.

Invece di toccare, possiamo imparare a osservare. Dedicare tempo all’osservazione silenziosa di un’opera permette di coglierne dettagli, sfumature di colore e particolari della composizione che sfuggono a uno sguardo frettoloso. Ascoltare un’audioguida immersiva o una guida esperta può ricreare il contesto storico e sonoro dell’epoca, offrendo una connessione molto più profonda di un semplice contatto fisico. Oggi, molte app di realtà aumentata permettono addirittura di “toccare” e manipolare virtualmente le opere, soddisfacendo la nostra curiosità senza causare danni.

Diventare un “investitore custode” significa anche assumere un ruolo attivo di protezione. Invece di essere parte del problema, possiamo diventare parte della soluzione, trasformandoci in “Sentinelle del Patrimonio”.

Il tuo piano d’azione per diventare Sentinella del Patrimonio

  1. Segnalare: Utilizzare i canali ufficiali del FAI (Fondo Ambiente Italiano) o di Legambiente per segnalare danni, incuria o comportamenti inappropriati che notate durante le vostre visite.
  2. Osservare: Praticare l’osservazione silenziosa e attenta. Dedicate almeno cinque minuti a un singolo dettaglio di un’opera per apprezzarne la complessità invisibile a una visione superficiale.
  3. Interagire virtualmente: Usare app di realtà aumentata o tour virtuali (spesso offerti dai musei) per esplorare le opere in modo interattivo e non invasivo.
  4. Ascoltare: Scegliere audioguide immersive che non si limitano a descrivere l’opera, ma ne ricreano l’ambiente sonoro e il contesto storico, trasportandovi indietro nel tempo.
  5. Condividere la consapevolezza: Parlare di questi comportamenti con i propri compagni di viaggio, non con tono di rimprovero, ma spiegando l’impatto cumulativo di gesti apparentemente innocui.

Rispettare la regola del “guardare ma non toccare” non è una privazione, ma un atto di profondo rispetto e un prerequisito fondamentale per un turismo che conserva anziché distruggere.

Quando usare il treno invece dell’auto: i collegamenti per i siti UNESCO che non conosci

L’automobile è spesso vista come sinonimo di libertà in viaggio, ma quando si visitano i siti UNESCO italiani, può trasformarsi in una fonte di stress, inquinamento e degrado. Il traffico congestionato nei pressi di aree storiche, la difficoltà di parcheggio e l’impatto ambientale delle emissioni sono problemi seri. Il treno, insieme a un’intelligente combinazione di mezzi pubblici locali, rappresenta un’alternativa non solo più sostenibile, ma spesso più rilassante e affascinante, trasformando lo spostamento stesso in parte dell’esperienza.

L’Italia vanta una rete ferroviaria che, sebbene con le sue criticità, collega in modo efficiente le principali città d’arte. Da lì, una rete di treni regionali e autobus locali permette di raggiungere molti siti UNESCO minori senza l’assillo del parcheggio. Ad esempio, è possibile esplorare il cuore del Barocco siciliano muovendosi in treno tra Siracusa, Noto e Ragusa. In Puglia, la stazione di Andria è collegata da navette a Castel del Monte, mentre in Piemonte si possono combinare treni e bus per visitare le Residenze Sabaude e le Langhe.

La vera scoperta, però, sono le iniziative che rendono il viaggio in treno una meta in sé, perfettamente in linea con la filosofia dello “slow tourism”.

Studio di caso: I Treni Storici della Fondazione FS per un turismo slow

La Fondazione FS Italiane ha dato vita a un progetto visionario: riattivare antiche linee ferroviarie dismesse, facendole percorrere da convogli d’epoca restaurati. Questi “Treni Storici” attraversano paesaggi spettacolari e percorsi panoramici normalmente inaccessibili, raggiungendo borghi e siti minori lontani dalle rotte principali. Il viaggio non è più un semplice trasferimento, ma un’immersione nel paesaggio e nella storia. Questa iniziativa di turismo ferroviario sostenibile riduce drasticamente l’impatto ambientale rispetto all’uso dell’auto privata e valorizza un patrimonio infrastrutturale che altrimenti andrebbe perduto.

Organizzare un itinerario “car-free” richiede una pianificazione leggermente maggiore, ma i benefici sono enormi. Si riduce il proprio impatto ambientale, si evitano le ZTL (Zone a Traffico Limitato) e i parcheggi costosi, e si ha l’opportunità di osservare il paesaggio che cambia dal finestrino. Per l’ultimo miglio, molte stazioni offrono servizi di noleggio biciclette, ideali per esplorare i centri storici o le campagne circostanti al proprio ritmo. Scegliere il treno non è una rinuncia, ma una scelta consapevole per un’esperienza di viaggio più autentica e responsabile.

L’errore di mangiare nel ristorante sulla piazza principale che ti costa il doppio per cibo surgelato

La scena è un classico: dopo una giornata a camminare, ci si siede al primo ristorante con vista sulla piazza principale, attratti dalla posizione scenografica. Spesso, questa è la ricetta per una delusione culinaria e una spesa ingiustificata. I ristoranti “acchiappaturisti” prosperano sulla posizione, non sulla qualità, servendo menu standardizzati, spesso a base di ingredienti surgelati, a prezzi gonfiati. Cadere in questa trappola non solo delude il palato, ma danneggia l’economia locale, sottraendo risorse a quelle osterie e trattorie che invece preservano la vera cultura gastronomica regionale.

Riconoscere un’osteria autentica richiede un occhio allenato e l’abbandono di alcune comodità. La prima regola è allontanarsi di pochi passi dalle arterie principali. Bastano due o tre vicoli per trovare luoghi dove il menu è pensato per i locali, non per i turisti. Esistono segnali inequivocabili per distinguere un luogo genuino da una trappola:

  • Menu corto e stagionale: Un menu di 10 pagine è un campanello d’allarme. La vera cucina italiana è basata sulla freschezza e sulla stagionalità. Un’osteria seria offre pochi piatti, che cambiano in base a ciò che offre il mercato.
  • Assenza del “menu turistico”: Qualsiasi locale che esponga un “menu turistico” a prezzo fisso con foto sbiadite dei piatti è da evitare come la peste.
  • Clientela locale: Se intorno a voi sentite parlare prevalentemente dialetto o italiano, siete probabilmente nel posto giusto.
  • Orari di chiusura rispettati: Un ristorante che serve cibo ininterrottamente dalle 11 del mattino a mezzanotte è quasi certamente turistico. Le cucine italiane autentiche hanno orari precisi e spesso chiudono nel pomeriggio.

Oltre alle osterie tradizionali, stanno emergendo nuovi modelli che offrono un’esperienza ancora più profonda e un impatto rigenerativo diretto sull’economia locale.

Studio di caso: Le Cesarine, il network di home dining autentico

Le Cesarine è un network nazionale di cuoche e cuochi domestici che aprono le porte delle proprie case per offrire esperienze di home dining. Questo modello è l’antitesi del ristorante turistico. Gli ospiti non solo assaggiano ricette tradizionali autentiche, spesso tramandate in famiglia da generazioni, ma entrano in contatto diretto con la cultura e la vita quotidiana del luogo. Scegliere un’esperienza con Le Cesarine garantisce che il 100% della spesa vada a sostegno diretto dell’economia locale, preservando un patrimonio gastronomico immateriale e mantenendo vivo il tessuto sociale dei quartieri storici.

Scegliere dove mangiare con la stessa cura con cui si sceglie un museo da visitare è l’ultimo passo per diventare un viaggiatore custode. È un atto che nutre non solo il corpo, ma anche l’anima di una comunità.

Borgo isolato o vicino al capoluogo: quale garantisce assistenza sanitaria e scuole?

Il sogno di una vita tranquilla in un antico borgo italiano si scontra spesso con la realtà pratica dei servizi essenziali. La scelta tra un borgo sperduto tra le montagne e uno “satellite”, situato a 20-30 minuti da un capoluogo di provincia, è cruciale e determina la sostenibilità a lungo termine di un progetto di vita. L’isolamento romantico può trasformarsi in un incubo logistico quando si ha bisogno di un medico, di una scuola per i figli o di una connessione internet stabile per lavorare.

Tradizionalmente, i borghi più isolati soffrono di una carenza cronica di servizi. Tuttavia, il quadro sta cambiando. Grazie a iniziative come i fondi PNRR per la rigenerazione dei borghi, molti piccoli comuni stanno ricevendo finanziamenti per installare ambulatori di telemedicina e hub digitali, migliorando l’accesso all’assistenza sanitaria e colmando il digital divide. Questo sta rendendo la vita nei borghi remoti più praticabile, ma la prossimità a un centro urbano più grande rimane un vantaggio innegabile per l’accesso a servizi specialistici, scuole superiori e ospedali con pronto soccorso.

Piazza di un piccolo borgo italiano con farmacia, ambulatorio e scuola visibili intorno alla piazza centrale

La scelta dipende dalle proprie esigenze e dalla propria tolleranza al compromesso. Un borgo-satellite offre il meglio di due mondi: la quiete e il senso di comunità della vita di paese, uniti alla comodità di avere tutti i servizi principali a breve distanza. Un borgo isolato, d’altra parte, offre un’immersione totale nella natura e costi immobiliari significativamente più bassi, ma richiede una maggiore autosufficienza e pianificazione.

La tabella seguente offre un confronto pratico tra i due modelli, un aiuto fondamentale per valutare quale opzione sia più adatta al proprio stile di vita.

Confronto servizi: borgo isolato vs borgo-satellite
Servizio Borgo isolato Borgo-satellite (20-30 min da capoluogo)
Pronto soccorso 30-60 minuti 20-30 minuti
Scuole primarie Spesso assenti Presenti o facilmente raggiungibili
Farmacie 1-2 giorni a settimana Quotidiane
Connessione digitale In miglioramento con PNRR Generalmente buona
Costo immobili Molto basso Moderato

Prima di innamorarsi di un casale in pietra, è fondamentale fare un’analisi pragmatica dei servizi disponibili. Visitare il borgo in diversi momenti della settimana, parlare con i residenti e verificare la copertura di rete sono passi essenziali per evitare un errore costoso. La sostenibilità di un progetto di vita in un borgo non è solo una questione di bellezza, ma di infrastruttura sociale e sanitaria.

Da ricordare

  • Il turismo sostenibile è un atto economico: ogni spesa può finanziare la conservazione o accelerare il degrado.
  • L’autenticità si trova scegliendo esperienze (alloggi, cibo, tour) che supportano direttamente l’economia e la comunità locale.
  • Diventare un “investitore custode” significa assumere un ruolo attivo nella protezione del patrimonio, attraverso comportamenti rispettosi e scelte consapevoli.

Come comprare una casa a 1 Euro (o quasi) in un borgo e ristrutturarla senza fallire?

L’iniziativa delle “case a 1 euro” ha catturato l’immaginazione di molti, promettendo il sogno di possedere un pezzo di storia italiana a un prezzo simbolico. Tuttavia, dietro questa offerta allettante si nasconde una realtà complessa, fatta di obblighi stringenti e costi imprevisti. Acquistare una casa a 1 euro non è una scorciatoia per un affare, ma un impegno serio verso la riqualificazione di un immobile spesso fatiscente e la rivitalizzazione di una comunità.

Il prezzo simbolico di un euro è solo l’inizio. I bandi comunali impongono condizioni precise: l’acquirente si impegna a presentare un progetto di ristrutturazione entro un termine stabilito (solitamente 1-2 anni) e a completare i lavori entro un periodo definito (spesso 3 anni). Il vero costo non è l’acquisto, ma la ristrutturazione. Come evidenziano le analisi dei progetti di rigenerazione urbana italiana, l’obbligo di ristrutturazione entro 3 anni comporta costi che possono facilmente superare le decine di migliaia di euro, a seconda dello stato dell’immobile e dei materiali scelti.

Il successo di un’operazione del genere dipende da una pianificazione meticolosa e dalla capacità di navigare la burocrazia italiana. Fortunatamente, esistono numerosi incentivi fiscali, come l’Ecobonus e il Sismabonus, che possono ridurre significativamente l’onere finanziario. Questi bonus sono spesso accessibili anche ai cittadini stranieri, ma richiedono una documentazione precisa e l’assistenza di professionisti locali.

Ecco una lista di passaggi pratici per chi considera questa avventura:

  1. Verificare l’accesso ai bonus: Controllare attentamente le condizioni per accedere all’Ecobonus e al Sismabonus, che offrono detrazioni fiscali significative (dal 50% in su) per interventi di efficientamento energetico e miglioramento sismico.
  2. Affidarsi a tecnici locali: Un geometra o un architetto del posto è indispensabile. Conosce le normative locali, può gestire le pratiche burocratiche (CILA, SCIA) e ha una rete di artigiani di fiducia.
  3. Budget realistico: Oltre al costo dei lavori, bisogna considerare le spese notarili, le tasse di acquisto, gli oneri di urbanizzazione e gli onorari dei professionisti. Un budget realistico dovrebbe prevedere almeno un 20% di margine per gli imprevisti.
  4. Pazienza con la burocrazia: I tempi per ottenere i permessi possono essere lunghi, a volte richiedendo da 6 a 12 mesi prima di poter iniziare i lavori.

Comprare e ristrutturare una casa a 1 euro può essere un’esperienza incredibilmente gratificante, un modo per dare un contributo tangibile alla rinascita di un borgo. Ma deve essere affrontata con pragmatismo e consapevolezza, trasformando un sogno romantico in un progetto imprenditoriale ben strutturato.

Per trasformare questo sogno in realtà senza incorrere in brutte sorprese, è fondamentale padroneggiare le strategie per una ristrutturazione di successo.

Pianificare un viaggio o un trasferimento in Italia con questa nuova consapevolezza da “investitore custode” è il passo successivo. Non si tratta più solo di scegliere una destinazione, ma di decidere quale tipo di futuro si vuole contribuire a costruire per quei luoghi. Valutare ora le opzioni per il vostro prossimo viaggio, applicando questi principi, è il modo più concreto per iniziare a fare la differenza.

Scritto da Sofia Galli, Interior Designer e Heritage Specialist, esperta in valorizzazione degli spazi abitativi, home staging e turismo culturale. Trasforma ambienti e viaggi in esperienze di alta qualità estetica e funzionale.