Oblio ingiusto...
...e c'è forza nelle tue parole...
Massimo Volume, Il primo dio
Questa sezione è dedicata a Renzo Novatore, il cui vero nome era Abele Ricieri Ferrari.
Cosa ha dato questo Renzo Novatore all'umanità per meritarsi oggi un ricordo, due parole per narrare le sue vicende, un segno del suo passaggio nella storia?
Niente.
O meglio: non ha fatto nulla per il progresso umano.
Novatore era anarchico individualista e nel progresso umano, nel divenire sociale, semplicemnte non ci credeva. Spocchia intellettualoide? No, risultato di amareggianti esperienze pratiche.
Il suo ateismo, il suo nichilismo, la sua sfiducia nelle “masse” maturata nel tempo gli impedivano agire nel popolo e per il popolo.
Tutto questo si sommava ad un innato odio verso ogni autorità o gerarchia, alla cronica insofferenza per le filosofie e le ideologie, alla recidiva attrazione per il gusto del gesto ribelle.
Impossibile per un tipo del genere sventolare una qualsiasi bandiera (tricolore, rossa o nera) oppure offrire il proprio corpo in pasto alle pallottole in nome degli oppressi e di una causa astratta.
E poi Novatore scriveva anche. Scriveva sempre con la frenesia di chi lo sta facendo per l'ultima volta, ascoltando col respiro spezzato i passi pesanti del boia che percorre il corridoio. Scriveva all'epoca di D'Annunzio e Marinetti, con una violenza verbale simile ad un mare di acido solforico in tempesta nel quale però potevano sopravvivere incomprensibili isole di miele e profumati fiori selvaggi.
Molti aspetti della prosa e dei versi di Novatore sono maledettamente moderni, avanti anni luce rispetto a quelli di molti pacati osservatori o agitati polemisti suoi contemporanei, e scritti sempre come una ossessiva forma di manifesto spirituale e di azione privata, uno spiraglio di luce (che in molti casi risultava essere ombra) generosamente aperto dall'autore sul mondo radioso ed incomprensibile dove il suo Io era emigrato, abbandonando tutto.
In definitiva: molti sbandati e molti militanti hanno compiuto le stesse azioni ribelli e criminali di Novatore, molti romanzieri e poeti hanno scritto con bruciante amore ed impassibile disprezzo le stesse parole di Novatore.
Ma pochissimi hanno avuto il coraggio, la coerenza e la forza di coniugare tutti e due questi aspetti come ha fatto lui, sino in fondo, sino ad essere inghiottito nel fecondo e terrificante utero del Nulla .
Per questi motivi ritengo ingiusto l'oblio nel quale la sfolgorante figura di Renzo Novatore è stata fatta sprofondare.
Di questo anarchico traboccante di vita e tristezza è rimasto ben poco. La clandestinità nella quale ha sempre sguazzato, la mancanza quasi totale di amici veri, la perdita di manoscritti inediti durante turbolenti periodi di latitanza, la distruzione di altri durante il ventennio fascista hanno contribuito ad inquinare le tracce, ad annebbiare la memoria rendendo oggi la sua biografia piena di "forse" e "probabilmente". Già il fatto che le notizie riguardanti la prima parte della sua vita ci arrivino in gran parte dal Casellario Politico Centrale, che catalogava le schede biografiche e giudiziarie di numerosi sovversivi italiani, ci dice che tipo di persona fosse e quanto avvolti nel mistero rimangano molti episodi della sua esistenza.
Una parte delle sue idee tradotte in parole, però, sono arrivate sino a noi sforacchiate da proiettili reazionari, accoltellate da spie infiltrate, mutilate da biechi censori...ma se devo dirlo, cazzo, quelle parole hanno ancora abbastanza forza per schiaffeggiare in modo beffardo questo nostro presente sbiadito e ciondolante.